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Dislivello e chilometri in montagna: come misurare la difficoltà

“Quanto è lunga questa escursione? Quanti chilometri abbiamo fatto oggi in montagna?”

Classica domanda! Ma è sempre stata una domanda classica o no? No!

Come si misura la difficoltà (e la fatica!) di un’escursione in montagna?

Fino a pochi anni fa (10-15 al massimo) la determinazione delle caratteristiche di un percorso di montagna per capire se era più o meno adatto a noi, oltre alle difficoltà di tipo tecnico, era data esclusivamente dal dislivello.

Si guardava una cartina topografica, si calcolava il dislivello totale sommando tutti i dislivelli parziali, e quello determinava il grado di fatica che più o meno rappresentava quell’itinerario.

Ora la fatica è la stessa, non cambia! Ma abbiamo la possibilità di avere con facilità qualche informazione in più che non fa altro che farci spesso tanta confusione.

L’informazione in questione è la lunghezza del percorso, che con l’avvento dei sistemi GPS, orologi da polso o le infinite applicazione per gli smartphone è un dato facilmente reperibile.

Anche con il solo uso delle mappe topografiche era ed è sempre possibile stimare lo sviluppo di un percorso ma il metodo è sicuramente un po’ più macchinoso e al giorno d’oggi siamo sempre più abituati ad avere informazioni pronte e facili, senza dover imparare procedure un po’ più complesse.

Dobbiamo dire però che sapere quanto lungo è un percorso in montagna non aggiunge quasi mai un’informazione utile per capirne la fattibilità o grado di fatica richiesto!

In montagna la fatica è direttamente proporzionale al dislivello e poco dipendente dallo sviluppo.

Alcuni obietteranno dicendo che se una salita o discesa è più o meno pendente la fatica è diversa.
Dalla nostra esperienza notiamo che cambia veramente poco tra una salita più corta e più ripida oppure una più blanda e più lunga, e così vale per la discesa.

Anche i tempi di percorrenza dipendono quasi esclusivamente dal dislivello e non dalla lunghezza.

Fare le scorciatoie o non farle, non incide quasi nulla né sulla fatica né sui tempi di percorrenza.

Lo sviluppo di un percorso può essere invece significativo su un itinerario dove i tratti pianeggianti o con pendenze molto dolci, sono lunghi e quindi incidono anche sui tempi di percorrenza.

Dobbiamo precisare inoltre che i dati ricavati da un qualsiasi sistema gps, orologio o applicazione, sono soggetti a errori, spesso anche significativi, che possono ingannare la nostra percezione. Tali errori sono mediamente più accentuati in montagna, sia per quanto riguarda lo sviluppo che il dislivello. Tutti i dati vanno sempre valutati con un buon spirito critico.

Il classico contapassi poi, presente sempre più spesso su molti orologi o applicazioni, ci da dei dati di percorrenza totalmente falsati, ricavati da una falcata media che possiamo tenere in pianura e che non ha nulla a che vedere con la camminata in montagna.

Il consiglio finale è, se fa piacere, di consultare i dati dello sviluppo di un percorso più per curiosità che come discriminante se è adatto più o meno alle nostre capacità, e invito anche di essere consapevoli che questi dati vanno “presi con le pinze“, perché non sono sempre corretti.

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