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Come prepararsi per un Trekking di più giorni in montagna

Sei in grado di partecipare a un trekking in montagna?

Come puoi comprendere se la tua preparazione fisica ti consente di affrontare una camminata di più giorni consecutivi?

Se vogliamo partecipare a un trekking e in particolare in montagna, come quelli da noi organizzati, dobbiamo essere in grado di sostenere l’impegno richiesto.
I trekking che organizziamo durano solitamente dai 2 ai 5 giorni, ma possono durare anche una decina di giorni se parliamo di altre zone, come in Sud America o in Nepal ad esempio.

Camminare per un giorno e poi avere il tempo per risposarci qualche altro giorno con magari un po’ di mal di gambe residuo, non è la stessa cosa che affrontare da stanchi anche il giorno successivo di cammino e così via.

Quindi dobbiamo prepararci per non trovarci poi in difficoltà trasformando una bella vacanza in una sofferenza fisica per l’eccessiva fatica inaspettata.

Diciamo innanzitutto che queste indicazioni sono di massima e dipendono principalmente dal numero di giorni di cammino, dalla lunghezza, tipologia e difficoltà del percorso e dall’allenamento personale.

Alla base di tutto ci sta l’allenamento personale!

Se non siamo abituati a fare un’attività non è impossibile farla, ma è doveroso prepararsi adeguatamente.
Ognuno dovrebbe testarsi e capire con una buona analisi a che livello è fisicamente rispetto a quello richiesto dal percorso.
Non è detto che tutti siano in grado di raggiungere qualsiasi obiettivo, ma spesso si possono raggiungere obiettivi di molto superiori alle aspettative con un po’ di dedizione e impegno.

Quindi, se hai intenzione di partecipare a un Trekking di più giorni, magari la prossima estate, è giunto il momento di iniziare a camminare!

Potresti iniziare con delle escursioni giornaliere e capire se il giorno successivo potresti essere in grado di rifare lo stesso percorso, o se invece fai fatica a scendere le scale e hai bisogno di più recupero.

Ripetiamo l’operazione (cioè il compiere un’escursione) per più settimane consecutivamente e magari alzando il livello di impegno.

Molto probabilmente dopo alcune settimane di questo tipo di allenamento i dolori alle gambe, che sono causati quasi esclusivamente dalle discese, scompariranno e anche la nostra percezione di fatica verrà gradualmente meno.

Proviamo poi a compiere veramente un paio di giornate di escursioni consecutivamente e vedere come risponde il nostro fisico.

Dal punto di vista fisico un buon metodo di allenamento per chi ha poco tempo è alzare l’intensità. Cosa vuol dire? Che dobbiamo aumentare la frequenza cardiaca nell’attività che stiamo facendo che essa sia corsa, camminata, bicicletta o un altra attività che normalmente facciamo a livello più blando. Semplificando molto possiamo dire che aumentiamo l’intensità per un tempo più breve.
Per fare un esempio se siamo in grado di fare 600 metri di dislivello a un ritmo sostenuto, poi non avremmo paura a farne anche 1000, ma con un ritmo molto più blando che è quello di un trekking.

Da quando sono diventato Accompagnatore di Media Montagna ho avuto modo di sperimentare personalmente il fascino dell’organizzazione di camminate di più giorni, soprattutto sulle Dolomiti. Si tratta di zone molto antropizzate, pertanto sulla maggior parte dei percorsi escursionistici si incontrano rifugi o posti di ricovero a poche ore di cammino tra un posto e l’altro.

Ciò non vuol dire che  possiamo pianificare a caso i tempi di percorrenza e gli itinerari pensando di trovare sempre e comunque un rifugio lungo strada!

Possiamo però pensare, muovendoci in Dolomiti, o in zone similmente ricche di rifugi, di pianificare il nostro lungo itinerario, sfruttando i rifugi per mangiare e dormire.

In questo modo, più comodo e confortevole della totale autonomia, risparmiamo innanzitutto molto peso da portare in spalla e usufruiamo di maggiori confort.

Un tipico trekking di rifugio in rifugio prevede quindi una camminata giornaliera di alcune ore, anche di tutta la giornata, per poi riposare, cenare, dormire e svegliarsi con una ricca colazione, presso il rifugio prescelto lungo il nostro percorso.
Solitamente i rifugi di montagna ospitano i clienti in camerate di più persone e richiedono quindi un minimo di spirito di adattamento.

Al giorno d’oggi sono molti i rifugi che offrono un buon grado di confort sotto tutti gli aspetti, dalla ricca cucina ai servizi igienici, alla qualità dei posti letto. Dobbiamo però tener conto che stiamo parlando di ambienti di alta montagna, con difficoltà di approvvigionamento delle provviste, spesso con carenza d’acqua, se non quella trasportata da valle, e quindi non tutti possono offrire un servizio doccia, ad esempio, o altre comodità considerate standard per una struttura di pianura.

Cosa portare nello zaino per un trekking di più giorni in montagna?

Deve necessariamente contenere tutto il nostro guardaroba? Assolutamente no!
Dobbiamo minimizzare il peso portando il massimo del necessario. Cosa vuol dire?
Non possiamo pensare a tutte le eventualità possibili, dobbiamo valutare nel migliore dei modi cosa è assolutamente necessario e cosa no.

Per fare questa scelta dobbiamo capire quanti giorni durerà il nostro trekking, il tipo di itinerario, le nostre capacità atletiche e il clima che troveremo.

Il meteo in montagna può cambiare spesso e velocemente quindi una parte dell’abbigliamento deve tenerne conto, in ogni caso, anche con previsioni meteo piuttosto buone.

Anche il nostro allenamento è fondamentale; quanto più si è veloci e allenati, tanto prima e tanto più facilmente si potrà raggiungere un posto di riparo o resistere a condizioni di difficoltà.
Per il tipo di itinerario ad esempio dobbiamo tener conto che se durante il nostro percorso giornaliero non ci sarà la possibilità di approvvigionarsi d’acqua, dovremmo partire quindi con una scorta maggiore, e questa valutazione è assolutamente fondamentale.

Cose fondamentali assolutamente da non dimenticare: giacca antipioggia, maglia termica, qualcosa da
mangiare e da bere.

Mi fermerei qui, perché volendo, tutto il resto potrebbe essere superfluo, o non così necessario come questo kit di sopravvivenza. In realtà, per essere davvero pronti per un trekking, il mio consiglio è di mettere nello zaino anche un ricambio intimo, calzini, un pantalone lungo, una maglia, un kit di primo soccorso ed il sacco lenzuolo per dormire nei rifugi.

Tutto questo sempre senza esagerare! L’eccessivo peso in spalla ci affatica prima, compromette l’equilibrio e l’agilità.

Aldilà dell’indubbio beneficio fisico e mentale del camminare, a ritmo sostenibile, in mezzo alla natura, per me il trekking è anche un momento importante dal punto di vista umano. Gli incontri che si fanno coi compagni di viaggio o con gli altri escursionisti che ritroviamo alla sera nei rifugi, hanno un carattere di ingenuità e di semplicità che va assolutamente provato almeno una volta nella vita!
Per esperienza ho notato che durante il trekking l’individuo finisce per essere se stesso, abbandona il ruolo che normalmente ha nella vita e quindi ha anche l’opportunità di instaurare rapporti umani molto più profondi. Ecco perché all’interno della mia offerta a livello di escursioni in montagna, propongo così spesso i trekking!

Cosa aspetti, quindi?! Il mio consiglio per le prime esperienze con ogni nuova avventura è di rivolgervi a chi ha fatto di una passione la sua professione: le Guide Alpine o gli Accompagnatori di Media Montagna (come noi di Dolomiti Beat!), ad esempio, che sapranno organizzare e consigliarti al meglio anche l’abbigliamento e la preparazione dello zaino.

Non ci aspetta che partire! Vedrai che poi… non ti fermerai più!

Se hai voglia di sperimentare.. dai uno sguardo al programma dei nostri Trekking di più giorni!

E se hai voglia di approfondire la questione Zaino, in questo breve video ti spiego come preparare lo zaino per un paio di giorni di escursione!

Buon visione e buone gite!

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